Il cambiamento climatico non è più una minaccia ambientale da affrontare nel lungo periodo, ma una crisi che sta già mettendo sotto pressione sistemi sanitari, economie e sicurezza nazionale. È il messaggio lanciato dalla Pan-European Commission on Climate and Health, una commissione indipendente composta da ex capi di governo, ex ministri, rappresentanti di organizzazioni internazionali e leader della società civile, che il 17 maggio ha presentato il proprio rapporto nel quadro delle riunioni ministeriali dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Il documento, una Call to Action che raccoglie 17 raccomandazioni rivolte ai governi e alla stessa OMS, sostiene che le politiche attuali non siano adeguate alla scala della crisi e invita a spostare il cambiamento climatico al centro delle decisioni su salute pubblica, sicurezza ed economia.
La Commissione, presieduta dall’ex primo ministro islandese Katrín Jakobsdóttir e convocata dal direttore regionale dell’OMS per l’Europa Hans Henri P. Kluge, riunisce ex leader politici, esperti sanitari e rappresentanti della società civile provenienti dai 53 Paesi della regione europea dell’OMS. Tra i membri figura anche l’ex ministro italiano delle Infrastrutture sostenibili Enrico Giovannini.
Secondo il rapporto, il principale problema è che il cambiamento climatico continua a essere affrontato come una questione separata da altre priorità politiche, mentre gli effetti sono già visibili in molteplici settori contemporaneamente. “Non è una minaccia futura da gestire”, scrive la Commissione, ma una crisi che sta colpendo “salute, cibo, acqua, energia e sicurezza nazionale” allo stesso tempo.
Una nuova richiesta all’OMS
Una delle richieste più rilevanti contenute nel documento riguarda direttamente l’OMS. La Commissione invita infatti l’organizzazione a dichiarare formalmente il cambiamento climatico una Public Health Emergency of International Concern, la categoria normalmente utilizzata per emergenze globali come epidemie o pandemie. Secondo gli esperti, l’attuale quadro normativo internazionale è stato progettato per eventi sanitari circoscritti e limitati nel tempo, mentre il cambiamento climatico rappresenta una minaccia sistemica che attraversa confini e settori economici.
L’obiettivo della richiesta non è soltanto simbolico. Una classificazione formale, secondo la Commissione, contribuirebbe a mobilitare risorse, rafforzare il coordinamento internazionale e spingere i governi a trattare il tema con un livello di priorità paragonabile ad altre emergenze globali.
Il clima come tema di sicurezza
Il rapporto collega inoltre in maniera esplicita il clima alla sicurezza nazionale. In un momento in cui molti governi europei stanno riallocando risorse verso difesa e sicurezza a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, la Commissione sostiene che il cambiamento climatico debba essere considerato esso stesso una minaccia alla sicurezza. Il documento propone quindi di inserire il tema nelle agende dei consigli nazionali di sicurezza, coinvolgendo ministeri della Salute, della Difesa, dell’Energia e delle Finanze.
A sostegno delle proprie conclusioni, la Commissione richiama diversi dati sugli effetti sanitari già osservabili nella regione paneuropea. L’Europa viene descritta come l’area che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, con temperature in aumento a un ritmo doppio rispetto alla media globale.
Le conseguenze, secondo il rapporto, sono già tangibili. Nel 2024 si stima che circa 63 mila persone siano morte a causa di eventi legati al caldo estremo, mentre l’inquinamento atmosferico associato ai combustibili fossili provocherebbe oltre 600 mila morti premature ogni anno nella regione. Anche la diffusione di malattie infettive mostra segnali di accelerazione: l’espansione geografica delle zanzare vettori potrebbe esporre quasi cinque milioni di persone in più al rischio di infezioni come dengue e chikungunya.
La partita economica
Sul piano economico, il rapporto critica il mantenimento di sussidi ai combustibili fossili, che in Europa avrebbero raggiunto circa 444 miliardi di euro nel 2023. Secondo la Commissione, tali risorse dovrebbero essere reindirizzate verso energie rinnovabili, sistemi sanitari resilienti, trasporto pubblico e interventi di prevenzione.
Il documento propone inoltre un cambiamento più ampio nel modo in cui viene misurato il progresso economico, sostenendo che il PIL non riesca a catturare i costi sanitari e sociali dell’inazione climatica. Per questo invita governi e istituzioni internazionali a sviluppare nuovi indicatori che includano salute, equità sociale e sostenibilità ambientale nei processi decisionali.
Per la Commissione, il margine di tempo per agire si sta restringendo rapidamente. La conclusione del rapporto è che una finestra per prevenire gli effetti più gravi esiste ancora, ma che i costi economici e sanitari del rinvio rischiano ormai di superare quelli di un intervento tempestivo.

